L’AUTOCOACHING

Autocoaching, scalare, traguardo

SCALARE MONTAGNE CON L’AUTOCOACHING

Francesco Petrarca il 26 aprile 1336 scalò il Monte Ventoso, allora una impervia impresa, tra ciotoli e rapide salite, insieme al fratello Gherardo. Due fratelli, due modi diversi di effettuare la salita; il tutto descritto in maniera dettagliata per le difficoltà incontrate e le emozioni provate ne “Ascesa al Monte Ventoso

Salire in cima ad una vetta non è così scontato eppure miriadi di persone tra cui anche personaggi famosi e di spicco, hanno cercato e cercano continuamente questa impresa. Partire per scalare un montagna, ricercare il limite del possibile, richiede preparazione sì, ma anche coraggio e soprattutto rispetto per l’ambiente che ci ospita. In sostanza quando ci buttiamo in una scalata impegnativa o in un’altra impresa diventiamo coach di noi stessi. L’Autocoaching è un percorso semplice nei suoi fondamenti e molto spesso lo applichiamo senza neanche rendercene conto: quanto creiamo motivazione stimolati dall’emozione dell’evento performante e lo organizziamo nei suoi dettagli ecco che stiamo facendo Autocoaching! E quando non ci riusciamo è perché non conosciamo bene la metodologia la quale può tranquillamente essere appresa mediante percorsi formativi o sessioni individuali.

Durante la scalata di una montagna, durante una impresa ardua, spesso siamo alla ricerca di qualcosa che pulsa dentro di noi: capire fin dove possiamo arrivare con le nostre forze non solo fisiche ma anche quelle mentali. Tutto bene quindi, fin quando poi non osiamo andare oltre, ossia quando non decidiamo di usare lo stesso approccio anche nella vita di tutti i giorni; quando non scegliamo di portare avanti progetti personali con la stessa determinazione prima di tutto per rispetto a noi stessi.

S.Agostino nelle confessioni scrisse: “E gli uomini vanno ad ammirare le altezze dei monti e i vasti flutti del mare e gli ampi letti dei fiumi e l’immensità dell’oceano e il corso delle stelle, e trascurano se stessi…”

Tutto sommato a pensarci bene forse è più facile scalare una montagna impervia che decidere di affrontare la cima della nostra felicità, perché le pareti in questo caso sono lastricate di difficoltà, soprattutto emotive, che come esseri umani tendiamo ad evitare. Allora facendo due conti, raggiungere la cima del monte più alto a piedi e con lo zaino ultra pesante si può fare per vedere quello che sta sotto e goderci un bellissimo panorama, ma provare a salire in cima alla montagnola della nostra vita per ammirare quello che ci circonda e dove quotidianamente viviamo è meglio lasciare perdere.

Eppure ci lamentiamo che la nostra vita così com’è non ci piace….

Lascia un commento