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Doriano Diamantini – Sportlife & Business Coach

USARE LA TESTA: ECCO 3 BUONI MOTIVI

Usare la propria testa

Quali sono 3 motivi per usare la propria testa?

LE NOTIZIE

Ogni giorno siamo bombardati da miriadi di notizie tra TG, giornali radio, social. Provate all’interno di un notiziario a contare le news che definireste negative e quelle positive. Quale è la percentuale dell’una rispetto all’altra?

Tutto questo perché le notizie che hanno più interesse sono quelle che suscitano in noi maggiori emozioni forti, e uno dei nostri format mentali spesso è che le notizie più forti sono quelle negative. Quante volte a seguito di una notizia negativa ci siamo detti che il Mondo andrà in rovina o espressioni ben più colorite?

Ecco dunque un buon motivo per iniziare a usare la propria testa: a fronte di una notizia negativa, quante notizie positive non vengono dette? A fronte di un prete pedofilo, quanti preti ogni giorno si dedicano al bene degli altri? A seguito di una notizia su un politico corrotto quante persone vivono la politica con abnegazione? E quanti genitori si dedicano anima e corpo ai propri figli rispetto a quelli che li maltrattano? … ma sui social spiccano di più le notizie negative, il resto è scontato?

Forse le notizie “belle” non scatenano in noi delle emozioni forti?

IL CARRELLO DELLA SPESA

Quando andiamo a far spesa ci facciamo spesso condizionare dagli imballi più interessanti e carini nella scelta del prodotto. A volte entriamo nel supermercato con l’idea di comperare quattro cose ed usciamo con il carrello pieno. Come una gazza ladra siamo attirati da quello che luccica… e gli specialisti di marketing sanno far luccicare bene qualsiasi cosa. L’obiettivo è quello scatenare in noi una emozione, in questo caso positiva. Creare una illusione che comprando quel prodotto che ha una certa immagine accattivante contornata da bei colori proveremo un certo benessere. Ma è proprio così? E vero che riempiendo il carrello della spesa e svuotando il nostro portafoglio staremo meglio?

Ecco dunque un altro buon motivo per usare la propria testa

 

IL BRANCO DI PECORE

Cosa fanno le pecore quando sono al pascolo? Se ne stanno belle rilassate ed in panciolle, ma se si devono spostare da un posto all’altro senza la guida del pastore o del cane probabilmente si perderanno. Sono abituate ad andare dietro la massa, a seguire qualcuno che le guidi. Anche noi, a volte, siamo costretti a seguire qualcuno che ci guidi verso una direzione. Altre volte invece decidiamo volutamente di diventare dei “seguaci”. Tutto normale, siamo in una società, esistono delle regole, dei leader e dei follower. Tuttavia ecco una altro buon motivo per usare la propria testa! Essere dei follower non vuol dire sudditanza psicologica, ma riconoscimento di una capacità nell’altro di poterci instradare, almeno per un certo periodo della nostra vita. Occhio dunque a seguire le folle facendosi prendere dal sentimento comune del momento perché è quello che fanno tutti. Ricordiamoci sempre che noi non siamo come gli altri !

Posted by admin in Coaching di coppia, Motivazione

PIU’ FATTI MENO PAROLE

Più fatti meno parole

Più fatti e meno parole, può sembrare uno slogan politico, in realtà è un modo costruttivo in antitesi al concetto diffuso di lamentarsi.
Ricordate la favoletta della volpe e l’uva?
Quando la volpe si accorge di non poter raggiungere l’uva, si crea un alibi, una scusa dicendosi che non vale la pena sprecare energia per un grappolo d’uva che probabilmente è ancora acerba. Provate a rapportare questa storiella ad un evento della vostra vita, come avete reagito?
Questa favoletta di Esopo ci insegna una cosa: non bisogna disprezzare qualcosa solo perché non lo si può ottenere. Piuttosto sarebbe meglio impegnarsi di più per raggiungere l’obiettivo, con molta pazienza e umiltà.
Il disprezzare possiamo ampliarlo anche ad un concetto simile: quello di lamentarsi.

LAMENTARSI

Avere uno stato d’animo triste a seguito di un evento negativo è ovviamente naturale e normalissimo. Questo non implica che poi questo si debba trasformare in un lamento generalizzato ed a tempo indefinito.
Vi è mai capitato di incontrare persone che hanno questo tipo di approccio alle situazioni sfavorevoli?
Diventa uno stato, un modo di essere a prescindere. Per queste persone lamentarsi è una giustificazione sul non impegnarsi e sul non assumersi le proprie responsabilità. Il lamento non porta ad una soluzione dei nostri problemi, anzi, tendenzialmente li amplificherà! Più rimandiamo la nostra reazione ad uno o più eventi sfavorevole, più il sentimento negativo diventerà diffuso e generalizzato. A quel punto ci auto-costruiamo un macigno di insoddisfazioni e l’unica valvola di sfogo che troviamo è quella di lamentarci: con il tempo, con la politica, con le persone, con il mondo intero. Come possiamo uscirne?

MENO PAROLE

Usando il metodo costruttivo Più fatti e meno parole, o anche più fatti e meno pensieri.

Ridurre la quantità di parole che possiamo esprimere a seguito di un evento sfavorevole, non è così complicato, saranno energie risparmiate per poi passare all’azione. Come si fa?

• Inizia a notare le volte nell’arco della giornata in cui parli di situazioni negative
• Verifica, quando accade, se stai cercando una soluzione
• Tutte le volte che non cerchi una soluzione ma stai solo “lamentandoti” fermati e cambia discorso

Con i pensieri è un pochino più complicato, non possiamo smettere di pensare!
Tuttavia quando riusciamo ad identificare i pensieri di “lamento” possiamo mettergli un un bel cartello di STOP rosso davanti. Sì, come quello che incontriamo per strada negli incroci, e come fermiamo l’auto, possiamo stoppare anche il pensiero.
Ovviamente se intercettiamo e blocchiamo il pensiero, avremo agito probabilmente a monte anche sulla riduzione delle parole di lamento.

PIU’ FATTI

Non è sempre immediato e facile trovare una soluzione proattiva ad un problema o a una situazione spiacevole o che non condividiamo.
Certo è che se non ci prodighiamo verso un’azione concreta difficilmente riusciremmo a muoverci dalla situazione negativa. Rischiamo di rimanere almeno in stallo, se non di peggiorarla!
Anche senza avere una risoluzione in mano è bene muoversi, banalmente andare anche a fare una passeggiata se proprio non vediamo il bandolo della matassa.
Se invece intravediamo anche solo un piccolo spiraglio di luce, allora puntiamo su quello, agiamo anche se all’inizio ci sembrerà poca cosa. Poi facendo potremmo scoprire nuove strade e soluzioni e scoprire che ce la possiamo fare…

Posted by admin in Autocoaching, LGB e Life Coaching, Motivazione

COACHING DI COPPIA E RELAZIONI

Coaching di coppia

COACHING DI COPPIA E GESTIONE DELLE RELAZIONI

Imparare a gestire le relazioni intime, facendo ad esempio coaching di coppia, è importante per il nostro benessere.
Quando si intraprende un percorso di crescita personale, qualunque esso sia, vanno messe in conto anche le altre persone. Rinchiuderci come se fossimo degli eremiti e tenere per noi tutto quello di bello che ne potrebbe derivare è una condizione che ci limita.

DA SOLI

Certo, sarebbe molto più semplice elevarsi e trovare un equilibrio con se stessi in solitudine. Se iniziamo a togliere tutto quello che potrebbe turbare la nostra quiete faremmo i conti solo con noi stessi. Immaginiamo di trovare rifugio in un luogo solitario in cui ci siamo solamente noi e togliamo tutte le questioni sociali che ci creano noia con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. A quel punto raggiungere quel senso di rilassatezza e benessere che desideriamo tanto diventa molto più abbordabile, senza il problema di gestire le relazioni.

IN COMPAGNIA

Tuttavia dopo poco potremmo iniziare a sentirci SOLI. A parte eccezioni umane per cui la vita eremitica è assolutamente conciliabile con il proprio modo di essere, per molti di noi non è così.
Tendenzialmente siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di relazioni, anche se queste relazioni da quelle più intime a quelle più lontane, possono diventare motivo di conflitto interiore.
Ci troviamo frequentemente nell’arco di una giornata a decidere se fare qualcosa che va bene a noi oppure qualcosa che va bene per gli altri. Ogni volta facciamo i nostri calcoli per capire quale sia la soluzione migliore, quella più vantaggiosa; come poter gestire le relazioni.

IL PERCORSO

Scegliere di migliorarsi deve prendere in considerazione anche la nostra capacità di gestire le relazioni, tra cui imparare l’ascolto attivo, e di questo ne siamo tutti consapevoli
La ricerca del benessere coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano e le relazioni sociali ne fanno parte.
Le emozioni che scaturiscono con la nostra comunità di persone vanno seriamente prese in considerazione e poi anche gestite.

IL COACHING

Il metodo del coaching è uno strumento evoluto ed affidabile che consente, se ben guidati, di imparare a gestire le proprie emozioni ed a migliorare le proprie relazioni. Il fine è sempre quello: trovare benessere e migliorare la qualità della propria vita.

 

IL COACHING DI COPPIA

Il coaching consente di lavorare da soli con il proprio life coach oppure in coppia laddove persone mature decidano di migliorare la loro relazione: parliamo in questo caso di Coaching di coppia.
Pensate a tutte quelle persone che decidono di andare a vivere insieme oggi, di creare una coppia. Qual è il loro grado di consapevolezza sulla relazione e la convivenza? Quali dinamiche possibili potrebbero svilupparsi nel tempo?
Ovviamente nessuno ha la sfera di cristallo e la società di oggi ci insegna che è quasi più facile dividersi che unirsi. Tuttavia con il coaching di coppia è possibile approfondire queste tematiche prima o appena iniziata la convivenza; e questa è una grande opportunità. L’opportunità di costruire un rapporto durevole, pieno di benessere e felicità.

Posted by admin in Coaching di coppia, Curare le relazioni, LGB e Life Coaching

NOI E IL GIUDIZIO

NOI E IL GIUDIZIO

GIUDICARE E ESSERE GIUDICATI

Al di là del significato giuridico di giudizio in cui c’è un giudice, una giuria ed un giudicato, l’accezione che a noi interessa è un’altra. In questo caso parliamo di giudizio legato a ciò che si pensa di una cosa o di una persona, di una valutazione personale in merito a questo aspetto.

Nel Vangelo troviamo la celeberrima frase di Gesù:

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.

Anche se a qualcuno questa frase può sembrare “fastidiosa” il concetto che si può evincere va ben oltre il semplice significato delle parole.

Ok, non interessa il fatto di essere poi giudicati noi da un entità superiore per come avremo giudicato perché non ci crediamo.

Ok vogliamo continuare a giudicare perché ci sentiamo in grado di farlo.

Come la mettiamo poi con i giudizi che diamo a noi?

Nel senso che se siamo abitudinari nel giudicare cose o situazioni più o meno aspramente, molto probabilmente faremo la stessa cosa anche con noi. E’ un po’ come se provassimo a riscrivere la suddetta frase di Gesù in “Non giudicate per non essere giudicati, perché con il giudizio con cui giudicate vi giudicherete…”

QUANDO SI GIUDICA

Ora affrontiamo la questione più delicata del Giudicare: capire quando lo stiamo facendo.

Potrebbe essere talmente una abitudine dire cose su una persona con un’altra che neanche ci facciamo caso. Pensiamo un attimo a quando ci ritroviamo al bar con un amico o amica a prendere un caffè ed iniziamo a parlare di una terza persona: quanto è facile scendere nel giudizio?

Quante volte etichettiamo qualcuno solo per il suo orientamento sessuale, politico o religioso?

Questa situazione ovviamente si verifica non solo quando parliamo “male” di qualcuno con qualcun altro. Molto spesso lo facciamo mentalmente e ci diciamo:

  • Io non sono come quello perché…
  • Io mi sarei comportato in maniera diversa…
  • Io non avrei fatto quell’errore…
  • Quella persona si sta abbuffando: ma si è vista che pancia ha?

E poi lo facciamo anche fisicamente ad esempio rinunciando a parlare con delle persone perché a “pelle” non ci stanno simpatiche. Chissà forse anche perché i giudizi di qualcun altro su quella persona ci hanno in qualche modo influenzato!

LASCIATI E LASCIA STARE

E veniamo pertanto al focus della questione.

Quando giudichiamo in maniera feroce gli altri, altrettanto ferocemente giudicheremo noi nelle nostre azioni, nel nostro parlare e perché no anche nel nostro aspetto fisico.

Saremo senza pietà con noi stessi se lo siamo con gli altri.

Accettare in questo caso è la parola che ci può aiutare:

  • Accettare di non sapere tutto (Socrate diceva “Io so di non sapere”)
  • Accettare che gli altri abbiano orientamenti diversi dai nostri, anzi esserne contenti!
  • Accettare che quello che è vero e utile per me può non esserlo per un altro
  • Accettare di prendere un caffe in compagnia senza farsi grandi sminuendo le altre persone

Accettare, Accettarsi, Accogliere sapendo che quello che è diverso negli altri per noi non ci distrugge ma ci completa.

Posted by admin in Curare le relazioni, LGB e Life Coaching

DEFINIRE UN OBIETTIVO

Definire un obiettivo

DEFINIRE UN OBIETTIVO

Qual è l’importanza di definire un obiettivo?

Definire un obiettivo da raggiungere è anche un processo che crea un movimento ascendente verso la soddisfazioGne e il benessere.

Un obiettivo può essere di mille forme o tipi, complesso o semplice: l’importante è averlo e se non ce l’abbiamo crearlo. Fondamentale è tuttavia creare movimento, azione, fare in modo di raggiungere l’obiettivo usando le nostre forze. Quale soddisfazione potrebbe darci infatti un obiettivo definito da noi e portato a termine da altri? Magari senza averci messo almeno parzialmente le nostre energie?

I CASTELLI DI SABBIA

Quando sogniamo costruiamo dei castelli sospesi in aria che vorremmo realizzare, tuttavia siamo nel nostro mondo fantastico e immaginario. In questo caso non siamo riusciti a definire un obiettivo perche rimaniamo sul piano dell’astratto. Nessuno ci vieta di fare voli pindarici con la fantasia ed immaginarci situazioni o soluzioni fantastiche. Anzi in certi momenti della giornata riuscire a fantasticare un po’ è auspicabile per staccare la spina da quelli che sono i nostri impegni/problemi quotidiani. Questo ci aiuta sicuramente ad abbassare la tensione ed in qualche modo a sentirci un po’ più leggeri. I castelli di sabbia sono tuttavia si qualcosa di momentaneo e volatile ma possono darci degli input su come definire un obiettivo. Dall’interno dei sogni infatti una persona consapevole può estrarre le fondamenta dei propri obiettivi.

L’IMPORTANZA DEI SEGNI

L’essere umano ha sempre bisogno di conferme concrete per soddisfare le sue esigenze. Questo vale anche per i sentimenti: due persone che si amano ad esempio hanno bisogno di confermare il loro sentimento reciproco con carezze, baci o facendo l’amore. Ecco allora che una cosa intangibile necessita di essere dimostrata con dei fatti concreti. Le stesse persone che frequentano un luogo di culto hanno bisogno di esprimere con dei segni o dei gesti il loro credo: pensiamo ad esempio al segno della croce che si fa entrando in una chiesa cristiana o alle pratiche di abluzione degli ebrei. I segni che facciamo, a volte senza neanche pensarci, rimandano a qualcosa di più grande legato ad una emozione. Nel nostro caso denotano sopratutto l’importanza e la voglia di fare azione per sentirci parte di qualcosa che è intangibile e astratto.

L’AZIONE

Cosa vuol dire dunque: definire un obiettivo da raggiungere è anche un processo che crea un movimento ascendente verso la soddisfazione e il benessere?

Raggiungere un obiettivo reale passa forzatamente per la pratica di una azione grande o piccola che sia.

Questa azione tenderà a produrre qualcosa che prima non esisteva. Ad esempio per superare un esame devo studiare, devo compiere l’azione di concentrarmi su un testo e comprenderlo. Creo un movimento e un processo che mi porterà laddove prima non c’era nulla, in questo caso verso un conoscenza che prima non avevo. Tutto questo sviluppa in noi una cosa molto importante: il fare, il realizzare aiuta l’ascesa della nostra autostima!

Aver definito un obiettivo e portarlo avanti tramite delle azioni produttive ci aiuta a stare bene, a sentirci sodisfatti ed è una chiave per raggiungere il benessere, il bene del nostro essere.

 

Posted by admin in Autocoaching, Motivazione

LO SPECCHIO DELL’ANIMA

LO SPECCHIO DELL'ANIMA

LA NOSTRA FACCIA

Con quale intensità riusciamo a guardarci negli occhi, che sono il nostro specchio dell’anima?

Siamo abituati a vederci allo specchio alla mattina per pettinarci, per truccarci, per farci la barba, per lavarci i denti.
Notiamo i nostri dettagli estetici, quelli più evidenti, quelli che gli altri vedono in noi ad una prima occhiata superficiale.
Alla fine curare una superficie limitata come quella del viso e dei capelli non è così difficile. Basta un po’ di fondo tinta, una rasata, un salto dal parrucchiere e possiamo rendere il nostro aspetto estetico più piacevole per noi e vederci allo specchio più belli. Le persone che incontreremo sicuramente apprezzeranno il nostro aspetto curato. Qualcuno potrebbe anche farci qualche complimento del tipo: “sembri più giovane” o “sei bellissima oggi”! Notare le parole “sembri” e “oggi”, che tendono a relativizzare ad una supposizione “sembri” o ad un arco temporale “oggi” la nostra bellezza. Questo tuttavia tenderà a farci stare bene, almeno “per oggi” che “sembriamo”.
Ma guardarci intensamente negli occhi davanti ad uno specchio è una cosa ben diversa e sicuramente non facile da farsi!

IL NOSTRO CORPO

Se proviamo a visionare il nostro aspetto davanti ad uno specchio per intero tutti nudi, già le cose possono essere un po’ più difficili. La superficie su cui trovare cose che non ci piacciono è maggiore e non sempre possiamo ricorrere ad interventi estetici per rendere più piacevole a noi e agli altri certe parti del nostro corpo. Si può comunque intervenire in qualche modo con degli abiti, con degli indumenti intimi al fine di “mascherare” anche qui, almeno in parte, i nostri difetti. Questo ci renderà più “appetibili” e forse ci sentiremo più interessanti per gli altri. Almeno fintantoché non ci togliamo i vestiti di dosso.
E poi?

LO SPECCHIO DELL’ANIMA

Quando siamo stati creati, la nostra anima, la nostra essenza, è stata chiusa dentro un involucro, il nostro corpo appunto.
Capiamo quindi che il punto centrale del benessere non può essere il nostro aspetto fisico.
Passiamo minuti, ore, giorni, anni a curare i nostri dettagli estetici e questa è una cosa buona, bella e sana. Tuttavia quanto tempo passiamo ad ascoltare ed a curare quello che c’è dentro il nostro corpo? La nostra anima?
E’ vero, è difficile guardarsi in volto ed “entrare” dentro i nostri occhi. E’ complicato penetrarci dentro e guardare oltre l’involucro. La paura di scoprire e vedere quelle cose che non ci piacciono è sempre in allerta ed è molto più intensa che scoprire un difetto fisico.
E’ molto più semplice nascondere un brufolo con del fondotinta piuttosto che sedare un nostro aspetto caratteriale.
Tuttavia le modalità operative non sono le stesse!

LA VERA BELLEZZA

Sì, perché il piccolo difetto visivo in faccia può anche essere nascosto all’occhio umano e semmai sparire poi da solo.
Invece una caratteristica personale che non accettiamo o una sensazione che non ci piace più la nascondiamo più tenderà ad uscire. Più la spingiamo in basso più come una molla tornerà in alto con forza.
Ecco che allora acquisire una consapevolezza su noi stessi, sull’ascolto della nostra parte interiore diventa fondamentale per intraprendere quella strada che tutti cerchiamo: Il benessere.
Accogliere e cullare quello che temiamo di noi, le nostre paure specialmente, è l’anticamera per riuscire a guardarci negli occhi. Avere la forza di penetrare nel nostro specchio dell’anima vuol dire iniziare a piacerci sempre ed in maniera incondizionata, lasciando al tempo che trovano gli “oggi” o i “sembri”.

Posted by admin

AUTOCOACHING

Autocoaching

PROTAGONISTI

L’autocoaching è un percorso chiaro e ben definito che aiuta a diventare protagonista della propria vita.

Durante un viaggio di lavoro ho conosciuto un ingegnere sudamericano, che era fuggito dal suo paese poiché perseguitato.  Minacciato e nonostante costretto a partire lasciando moglie e figli,  cercava di ricostruire la sua vita in un altro posto. La frase eccezionale che ho sentito uscire dalla sua bocca è stata proprio questa: Comunque sono qui e sto bene!

Quante volte ci preoccupiamo di quello che sarà domani nella nostra vita e ci facciamo prendere dagli eventi?

Riusciamo sempre a cogliere alcuni aspetti importanti che ci circondano?

Quante volte non riusciamo a dirci e a dire: Comunque sono qui e sto bene?

La metodologia dell’autocoaching ha come finalità proprio quella raggiungere una consapevolezza profonda e a trasudare da tutti i pori queste parole: Sono qui e sto bene.

IL PERCORSO

Il percorso è molto semplice ed in tempi molto ragionevoli ci aiuta a capirci e amarci.

L’autocoaching prende in esame quattro aspetti che vengono approfonditi e vissuti in maniera esperienziale. Questo consentirà poi il raggiungimento di obiettivi personali più o meno complessi in maniera autonoma.

Un primo aspetto riguarda il raggiungimento di una consapevolezza, quella che ci fa capire chi siamo ora con i nostri difetti e pregi. La consapevolezza ci porta ad accettare e ad accogliere tutto il nostro essere, le luci e quelle che vediamo come ombre. Il tutto senza giudizi e senza ansie.

Un altro step cerca di definire il futuro desiderato: quello che vorremmo realmente, il nostro sogno chiuso nel cassetto. Capire cosa vogliamo veramente e che direzione prendere ci aiuterà tra l’altro a vivere meglio le nostre problematiche quotidiane. Approfondire questo aspetto conduce ad uno stato di rilassatezza ricercato.

Gli altri due aspetti riguardano come affrontare le difficoltà che incontreremo verso il futuro desiderato ed il superamento di condizioni limitanti che ne impediscono il raggiungimento. Senza rendercene conto ci costruiamo già dei muri e delle barriere che preannunciamo i nostri fallimenti. Questi muri a volte non hanno nemmeno ragione di esistere.

L’ALLENAMENTO

I tempi per l’assimilazione della metodologia dell’autocoaching sono relativamente brevi, ma come per ogni attività occorre allenarsi.

Qualsiasi sportivo sa che se vuole raggiungere un certo stato di forma deve allenarsi in maniera costante, altrimenti otterrà un flop.

Così anche nell’autocoaching il 90% è nelle mani di chi vuole raggiugere il risultato, sarà lui con le sue scelte che deciderà se dedicarsi un po’ di tempo e affetto personale e riuscire a dirsi veramente: Sono qui e sto bene!

D’altronde la parola stessa “Autocoaching” significa proprio: Auto allenamento!

Posted by admin

LA FLESSIBILITA’ NELLE AVVERSITA’

Flessibilità

RIGIDO O FLESSIBILE

Flessibilità e rigidità sono due atteggiamenti che scegliamo di avere di fronte alle avversità.

Cosa fa una canna sbattuta dal vento?

Oscilla costantemente senza opporsi alla pressione di un evento più forte di lei. La canna accompagna il vento per alcuni tratti e poi lo lascia andare. La sua flessibilità, questo piegarsi ad un evento troppo pesante per essere gestito solo con la propria forza, le consente di adattarsi agli eventi.

Cosa fa un ramo, o un arbusto sepolto sotto un metro di neve?

Dipende…

Se si pone di forza contro una cosa più forte di lui, mostrando la sua rigidità, molto probabilmente soccomberà e si spezzerà. Se invece quel legno è dotato di flessibilità avrà molte più possibilità di rimanere in vita, e riprendere la sua forma originale o una simile nel momento in cui la neve si scioglierà.

Possiamo trasporre questo atteggiamento della natura di fronte ad eventi imprevisti e poco piacevoli, alla nostra vita di tutti i giorni. Troveremo sicuramente una equivalenza tra le due cose.

NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

Come gli arbusti, i rami o una semplice canna, anche noi ci troviamo di fronte a situazioni che sono più forti di noi. In questi momenti la prima cosa istintiva che facciamo è quella di affrontare a muso duro questi eventi o persone poco piacevoli per contrastarle. Non sappiamo tuttavia se quello che abbiamo davanti è obiettivamente più o meno forte di noi.

Nel caso in cui siamo nettamente più forti noi e mettiamo ko il nostro evento negativo le cose vanno bene ed aumenteremo anche la nostra percezione di essere persone efficaci e valide.

Ma cosa accade se il “vento” che ci soffia in maniera contraria è forte come noi o addirittura di più? Dopo un primo approccio anche speranzoso di farcela, dobbiamo alzare bandiera bianca e soccombere.

Pensiamo alle tragedie che ci possono capitare: un lutto, la fine di un amore, una malattia, la perdita del posto di lavoro… In questi casi opporsi non ci aiuterà ad uscirne indenne, ma ci succhierà energie e ci sentiremo poi ancora più deboli.

In queste situazioni, per quanto la nostra forza fisica sia altissima, dobbiamo fare i conti anche con la nostra parte emotiva, la quale ad un certo punto potrebbe rischiare di crollare poiché schiacciata dagli eventi.

LA FLESSIBILITA’

La flessibilità, che non significa assolutamente farsi prevaricare od accettare in maniera passiva, è un modo di riconoscere la forza contraria che ci sta sbattendo contro. Mi torna in mente a questo proposito una frase di un celebre film di Roberto Benigni “Ricorda che il cameriere serve tutti, ma non è servo di nessuno”.

In un combattimento l’avversario va sempre rispettato e va riconosciuta la sua potenza, questo a prescindere. Così anche negli avvenimenti negativi che ci accadono è importante rendersi conto e riconoscere quanto sia impattante la persona o l’evento con cui ci stiamo confrontando.

Mostrarsi flessibili, non irrigidendosi e contrastando, vuol dire impegnare meno energie, ammettere di essere vulnerabili. L’obiettivo finale è quello di incassare il colpo per riuscire a sferrarne poi uno più forte, come fa una molla quando viene compressa. Infatti mentre siamo lì piegati, sofferenti e doloranti, come un arbusto o un ramo sotto la neve, accumuliamo energie mentre l’avversario in qualche modo le sta consumando ed appena cala l’intensità della prova ci rialzeremo più in alto di prima.

Questo vale anche e soprattutto per le situazioni emotive negative che viviamo, in questo caso il nostro nemico è quella parte di noi che ci dice che non ce la faremo mai ad uscirne fuori. Lasciamola parlare, prendiamo tempo ed attendiamo gli eventi!

Tuttavia se al posto di essere flessibili ci irrigidiamo eccessivamente, rischiamo di spezzarci ed a quel punto non sarà più possibile rialzarci.

Posted by admin

METTERE A FUOCO

Mettere a fuoco

 

Abbiamo una forte necessità di mettere a fuoco, non un giorno ogni tanto, ma più spesso di quanto crediamo.

Mettere a fuoco, in questo caso, ha il significato di fare il punto della situazione, fermarsi e prendersi in considerazione!

CIO’ CHE CI CIRCONDA

La natura ci insegna per prima, con i suoi ritmi stagionali, che ci sono dei momenti particolari nell’arco dell’anno privilegiati, in cui qualcosa cambia anche se di poco. Pensiamo ad esempio ai giorni relativi agli equinozi ed  ai solstizi i giorni in cui cambiano le stagioni.

Anche le religioni hanno dei momenti privilegiati nel corso dell’anno, in cui la persona può vivere in maniera particolare e focalizzarsi su se stessa. Pensiamo ad esempio alla Pasqua, alla Pentecoste, al Natale, ai giorni di quaresima, a quelli di avvento: sono tutti giorni dedicati ad una ricerca di se stessi e del proprio rapporto con Dio. Lo stesso vale ad esempio per il Ramadam dei mussulmani, e per tutte le festività ebraiche. Gli stessi pagani avevano dei giorni predefiniti nel corso degli anni, per fermarsi, festeggiare e riflettere. Tutte le grandi religioni moderne poi si dedicano un giorno alla settimana per ricentrarsi: il venerdi per i mussulmani, il sabato per gli ebrei, la domenica per i cristiani.

Ognuna ha un suo motivo, ricordare, focalizzare, prendere coscienza, arricchire il proprio rapporto con Dio.

METTERE A FUOCO

Mettere a fuoco, come si fa con il binocolo quando si vuole visualizzare un obiettivo lontano. Mettere a fuoco come fanno le lenti di una macchina fotografica quando vuole immortalare una immagine ben definita. Mettere a fuoco come quando decidiamo di indossare un paio di occhiali perché non focalizziamo bene i dettagli che ci circondano, perché quelli vicini o quelli lontani non ci sono chiari ed appaiono sfuocati.

Per farlo, prendendo spunto dunque dagli insegnamenti della natura o dalle tradizioni degli uomini, religiose e non, è necessario fermarsi e focalizzarsi sul proprio IO.

RELAX E FOCUS

Non basta dire domani è domenica e mi riposo steso sul divano, se poi il lunedì mattina sono più stanco del venerdì precedente. Non basta passare un giorno di relax dedicandoci alla cura dell’appetito e poi il giorno dopo sentirsi triste ed annoiato dalla nostra vita.

Pensate ad esempio se il giorno del proprio compleanno si pensasse solo a festeggiare con gli amici ed i parenti, cosa ci rimarrebbe di quella occasione? Cosa ci avrebbe lasciato l’ennesima ricorrenza del nostro Natale personale?

Fermarsi a riflettere, non tanto sul fatto che siamo un anno più vecchi, ma su quello che siamo oggi. Mettere a fuoco la nostra vita, definire le immagini di quello che ci circonda. Focalizzare le proprie emozioni, significa dare un tono colorato ai nostri giorni, altrimenti rischiamo di vedere solo i toni di grigio.

FOCALIZZARE I COLORI

E così, come il giorno del nostro compleanno, anche tutti gli altri 364 giorni dell’anno: perché ogni giorno accade qualcosa di speciale. Possono essere cose poco piacevoli o molto piacevoli, potranno essere dei colori più scuri o più chiari, ma ogni giorno ci sono pennellate di colore nella nostra vita. Così si realizza ogni giorno il nostro quadro, che certo guardato nella tv in bianco e nero ha solo toni di grigio, ma guardato in una TV a colori in HD assume tutto un altro significato.

Ma per vedere tutti quei colori è necessario mettere a fuoco!

LGB Fitness (Life’s Getting Better)

Posted by admin in Autocoaching

SINTONIZZARSI SULL’ASCOLTO

Ascolto attivo 

DUE PAROLE SULL’ASCOLTO ATTIVO

L’ascolto attivo si ha quando oltre ad ascoltare le parole della persona che abbiamo davanti riusciamo a cogliere anche gli altri segnali legati al tono della voce, ai movimenti che compie, alle emozioni che possono scaturire dai suoi occhi… Dunque un insieme di fattori che possono aiutarci a capire meglio ed in maniera più profonda il significato delle parole emesse dal nostro interlocutore.

Pensiamo ad esempio se dovessimo incontrare una persona che parla una lingua a noi sconosciuta: come potremmo capirci?

In questo caso potremmo comprendere il messaggio che ci sta trasmettendo “lo straniero” guardando i suoi gesti, ascoltando il tono della sua voce.

Quante volte ci è capitato di arrabbiarci con qualcuno, di non essere in sintonia, perché c’è stato un errore nella comunicazione? Non ci siamo capiti?

Pensiamo allora ad una di quelle occasioni e chiediamoci che tipo di ascolto avevamo attivato, se stavamo parlando la stessa lingua o se ognuno prendeva due strade comunicative diverse.

Ascolto attivo vuol dire anche essere in sintonia con le altre persone. Al di là di essere più o meno predisposti a questa cosa, l’ascolto attivo, è una capacità che si può migliorare se ci sono tre fattori a disposizione: un metodo, dedicarci un po’ di tempo e naturalmente avere voglia di farlo. Tempo e volontà fanno parte delle nostre scelte, il metodo è invece un qualcosa da acquisire.

Quali saranno i frutti di questo investimento?

  • Risparmi di tempo futuri non quantificabili sulle incomprensioni
  • Maggior serenità
  • Migliori rapporti con le persone, in particolare con quelle che ci stanno accanto
  • AUMENTO DEL PROPRIO BENESSERE

IL METODO

Qual è dunque il metodo per diventare delle persone che utilizzano la modalità di ASCOLTO ATTIVO?

La cosa è molto semplice e si riassume in poche parole: prestare attenzione ai segnali di cui abbiamo già detto (tono della voce, movimenti, guardare negli occhi)

E se non ci riesco?

Come sempre le cose vanno fatte per gradi. Se per anni non abbiamo focalizzato questi aspetti di una persona che ci parla, o non gli abbiamo dato la giusta importanza, è improbabile che con un click diventiamo improvvisamente degli ascoltatori attivi.

Occorre mettere in campo dunque il fattore volontà ed iniziare ad accorgersi che quando una persona ci sta parlando non ci sono solo le parole ma anche gli altri fattori.

Possiamo iniziare ad esempio a notare il tono della voce abbinato alle parole, o accorgerci di un gesto particolare. Con il passare dei giorni questa pratica diventerà sempre più facile e naturale. Se all’inizio tuttavia non riusciamo a capirci molto, forse avremo anche più confusione, NON PREOCCUPIAMOCI!

E’ normale, stiamo imparando un’altra lingua, tra l’altro anche difficile da apprendere, e per questo ci vuole il fattore tempo, un po’ di pazienza e perseveranza.

GUARDARE NEGLI OCCHI

Il fattore “guardare negli occhi” è quello più complicato, poiché dietro si potrebbero celare delle nostre insicurezze, per cui magari proprio non riusciamo ad applicarlo.

In questo caso è necessario intraprendere un percorso personale legato alla consapevolezza di se stessi, alla propria autostima, alla propria autoefficacia. Su questo potrebbe essere necessario ricorrere anche ad un aiuto esterno che sappia guidarci in questo campo particolarmente ostico. Anche qui si tratterà di comprendere un metodo e piano piano applicarlo.

IL FEEDBACK

Una persona che attua la modalità di ascolto attivo, non può prescindere poi dal dare delle informazioni di ritorno a colui che gli parla, i cosiddetti feedback. Si tratta ad esempio di riassumere brevemente all’interlocutore quello che ci sta dicendo “Quindi mi stai dicendo che…”.

Si possono fare anche dei cenni di consenso, purché non siano il classico scuotere la testa su e giù tanto per dare l’impressione che stiamo ascoltando.

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