Doriano Diamantini – Sportlife & Business Coach

LA MIA VITA FA SCHIFO

La mia vita fa schifo

Quante volte ci siamo detti o abbiamo pensato questa frase: La mia vita fa schifo!

QUANDO FA SCHIFO

E’ vero ci sono momenti nell’arco della nostra giornata in cui ci possiamo far prendere dallo scoramento per un fatto accaduto o semplicemente per un’emozione che ricordiamo. Come darci torto d’altronde quando ad esempio ricordiamo qualcosa, un evento passato che ci ha fatto soffrire? O quando ci capita una situazione imprevista che scombussola i nostri piani?

E’ vero, ci sono giornate in cui tutto si accanisce contro di noi: il lavoro, le amicizie, gli affetti, il tempo! Tutta rema contro di noi. Il capo che ci riprende per qualcosa che a lui non è piaciuto. Un amico che ci comunica una notizia sconvolgente. La nostra dolce metà che quel giorno di dolce non ha veramente nulla, anzi… E la pioggia che si accanisce contro di noi l’unico giorno che si siamo dimenticati l’ombrello. Come non pensare “La mia vita fa schifo”?

E’ vero, ci sono settimane e mesi in cui tutto sprofonda, situazioni su situazioni inverosimili. E noi stiamo li ad incassare come un pugile che viene messo alle corde, ma siamo con la pelle dura e prima di cadere KO ne devono capitare di cose!

LA REAZIONE

E inutile girarci attorno, quando siamo neri e qualcuno ci parla di ottimismo e di belle speranze, la nostra propensione all’ascolto può essere pari a zero. Anzi il vaffa è pronto lì, per essere emesso senza alcuna replica in merito.

Anche le persone particolarmente religiose nel dolore e nella prova fanno fatica a pregare, nonostante una fede salda e matura.

Come si può dunque anche solo minimamente evitare di pensare che siamo condannati ad una vita di dolore e fatica?

Quando siamo immersi dentro un tunnel buio in cui facciamo fatica a vederne il fondo sono due le possibilità che abbiamo per uscirne al meglio possibile.

La prima è quella di concentrarsi anche solo pochi attimi per provare a vedere una lucina anche fioca che in mezzo a tutto quel buio ci può indicare la via di uscita. Ma se quella lucina non c’è? Se la vista non può aiutarmi ad andare verso l’uscita?

Allora a quel punto possiamo ricorrere al nostro udito: udire delle voci che ci danno informazioni su come venire fuori dal tunnel, anche indirettamente se proprio non le riconosciamo. Già la direzione del suono ci può essere d’aiuto.

UN PO’ DI PIU’

E poi c’è sempre quella vocina che ci sussurra, quella scintilla divina che è dentro di noi. Quella luce, quella speranza di fondo che Dio ci ha donato per esserci faro e guida specialmente nei momenti più bui. Possiamo perdere tutto, ma quel dono rimarrà sempre con noi. E se solo per pochi attimi riusciremo a prendere consapevolezza di questo regalo prezioso forse eviteremo di dirci: La mia vita fa schifo.

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GLI EROI VANNO CONTROCORRENTE

GLI EROI

CHI SONO GLI EROI

Gli eroi credono nelle loro capacità. Sanno che anche nei momenti più bui prima o poi tornerà a splendere la luce.

Così come la natura sa che dopo il solstizio d’inverno arriverà il solstizio d’estate: un solo giorno all’anno, ma il più lungo. Sembra un giorno infinito, dove si assapora il profumo dell’estate e per molti motivo di benessere. In questo giorno la natura si prende tutte le sue rivincite sui periodi più bui.

Possiamo prendere spunto da questo evento per riflettere un po’ anche sulla nostra vita e sui suoi periodi bui, i quali quando arrivano possono essere anche molto intensi e tenebrosi.

Così è per la natura e “aimè” così è anche per la nostra vita la quale con i giusti paragoni ricalca un po’ i ritmi delle stagioni.

LA VISIONE OTTIMISTA

Da ottimisti possiamo provare a guardare il bicchiere mezzo pieno scartando quello vuoto. Possiamo immaginarci che anche quando nella nostra vita piove, fa freddo ed è buio presto arriverà l’estate e riscalderà le nostre ossa infreddolite e tremanti. Possiamo pensare che tanto il solstizio d’estate arriverà!

Fare un passo oltre al semplice ottimismo, che comunque non guasta mai, è tuttavia possibile ed auspicabile per gustare la luce e il caldo che ci circonda.

GLI EROI

Per fare un balzo oltre l’ottimismo occorre vestire i panni degli eroi, sì, quelli che si vedono in TV.

A volte è necessario prendere atto dei nostri superpoteri che lasciamo spesso sepolti ed inermi sotto un quintale di Kryptonite . Superman era conscio che affianco a questo materiale era un comune mortale, ma anche e soprattutto, che aveva delle potenzialità fuori dal comune. E noi lo sappiamo quali sono i nostri “superpoteri”? Sappiamo come allontanarci dalla Kryptonite e venire fuori dai momenti bui? Sappiamo come diventare degli eroi?

Ammiriamo tanto l’audacia ed il coraggio degli eroi nei film e nei cartoni animati, ne siamo attratti come mosche al miele, forse perché quel miele vorremmo esserlo noi. Una delle cose che ci attrae spesso è la capacità che gli eroi hanno di andare controcorrente. La capacità di andare controcorrente, che è un superpotere che abbiamo tutti, può farci ritrovare il “solstizio d’estate”.

ANDARE CONTROCORRENTE

E’ difficile e faticoso andare controcorrente, uscire dal proprio guscio, esporsi; specialmente se ci preoccupiamo di salvaguardare il nostro orticello. Andare controcorrente in maniera sensata, non a prescindere semplicemente come atto di protesta continua, è per assurdo il miglior fertilizzante che possiamo usare per il nostro orticello. Andare controcorrente in modo costruttivo farà crescere primo di tutto noi, creerà relazioni sane e sarà benefico per molti.

Ogni volta che prendiamo una posizione, o facciamo qualcosa di anacronistico in cui crediamo, sappiamo che potremmo scontentare qualcuno. E questo qualcuno potrebbe romperci le uova nel paniere, magari facendo piombare buio e freddo sulla nostra vita, ma da ottimisti sappiamo che poi tornerà la luce. E quando arriverà di nuovo il solstizio d’estate sarà ancora più intenso e probabilmente duraturo perché questa volta come gli eroi avremmo lavorato per il bene di tutti.

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COME GESTIRE LA PAURA DURANTE GLI ESAMI

Paura durante gli esami

 

L’INTENSITA’

Avere paura durante gli esami è una cosa comune e che almeno una volta nella vita ci è capitata. Per gestire la paura è importante innanzitutto comprenderne la forza. A titolo informativo ecco alcune delle emozioni che fanno parte della categoria della paura, a seconda dell’intensità che proviamo.

Quando il grado di intensità è basso esprimiamo il concetto di paura con: preoccupato, agitato, irrequieto, apprensione

Quando la paura è di media intensità le parole più usate sono: impaurito, intimorito, spaventato

Se invece siamo ad un grado di intensità elevato allora la paura diventa: terrorizzato, impietrito, sconvolto.

Riconoscere l’intensità di questa emozione è già un primo passo verso la sua gestione.

GLI ESAMI

In un mio articolo ho parlato di “Come superare l’ansia da esame di maturità”, entrando nel merito di come affrontare la cosa nei giorni precedenti.

Ora invece affrontiamo nello specifico su come gestire la paura durante gli esami, ossia mentre li stiamo vivendo.

Anzitutto ridimensioniamo dentro di noi la parola esame . L’esame, qualsiasi esso sia è un punto a capo, cioè un passaggio da un paragrafo a un altro del libro che ogni giorno scriviamo sulla nostra vita. E’ un momento per dirsi sono arrivato fino a qui e ora sono pronto per andare un po’ più in là.

GLI ESAMI SCOLASTICI

Gli esami scolastici (medie, superiori, università, ma anche concorsi, abilitazioni…) normalmente sono condotti davanti ad una commissione che ci farà domande su cose che dovremmo sapere. Gli addetti preposti a questa funzione dovrebbero pertanto darci un giudizio in merito sulle nostre conoscenze. Questo è il motivo per cui esistono. Cosa fare dunque quando ci troviamo lì davanti e vorremmo gestire la paura durante gli esami?

COSA FARE PER GESTIRE LA PAURA DURANTE GLI ESAMI

Ecco alcuni consigli in merito:

  • Ridimensiona l’importanza di quello che stai facendo. Sicuramente il tuo esame è importantissimo, gli hai dedicato tanto tempo e non sapresti come fare se non lo superi. Tuttavia entra nella dimensione che comunque vadano le cose non è una prova di vita o di morte.

L’istinto di sopravvivenza una volta i nostri avi lo usavano per cacciare o per difendersi quotidianamente. Oggi questa situazione è ben più rara e allora che fa? Ci fa sembrare vitali situazioni che in realtà non lo sono

  • Accetta i tuoi limiti. Il giorno dell’esame ci puoi arrivare più o meno preparati e comunque hai fatto il massimo di quello che era nelle tue forze fare. Potevate studiare di più e meglio? Forse… Ma quello che hai fatto non lo potete cambiare. Hai scelto di arrivare all’esame in quel modo in maniera più o meno consapevole. E’ stato il tuo percorso, non puoi che accettarlo con serenità.
  • Attenzione al tuo dialogo interiore. I momenti che precedono l’esame sono cruciali: usa solo parole di autostima e incoraggiamento verso di te
  • La tua vita vale molto di più di ogni esame che dovrai affrontare: sei una persona unica e irripetibile e nessuno potrà mai giudicarti sul tuo valore: questa è la cosa più importante!
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COME SUPERARE L’ANSIA DA ESAME DI MATURITA’

Come superare l’ansia da esame di maturità

Come superare l’ansia da esame di maturità?

Sicuramente questa è una domanda che è passata nel corso dei decenni nella mente di milioni di studenti. Ed è una questione attuale, perché ogni anno si ripropone fa i diplomandi. Con il termine esame di maturità si intende dare un tono legato alla verifica della maturità della persona. In realtà quante volte nel corso della nostra vita ci sentiamo di fronte ad una prova di maturità?  Questa domanda e la relativa risposta non riguarda dunque solo l’esame di maturità in se e per se, ma tutti gli esami impegnativi che siamo tenuti a superare: quelli scolastici e quelli della vita.

IL PERCORSO SCOLASTICO

All’età di 6 anni iniziamo ad andare a scuola per iniziare ad apprendere in primis a leggere, scrivere e a contare. Tre aspetti fondamentali senza i quali sarebbe impossibile tutto il resto: formarsi studiando le cose passate in modo da crearci un bagaglio culturale indispensabile per proiettarci nel nostro futuro. A sei anni ancora non ci chiediamo “come superare l’ansia da esame di maturità”, ci basta la domanda: “come supero la paura dei maestri?”.

Poi crescendo arriviamo alle scuole medie dove approfondiamo un po’ di più le nostre conoscenze generali ed in questo caso una delle domande che ci poniamo è: “come supero la paura delle interrogazioni?” Arriviamo finalmente alle scuole superiori dove la domanda sul come superare la paura delle interrogazioni rimane sempre attuale. Finché quando mancano pochi mesi al diploma ecco: “Come superare l’ansia da esame di maturità?”

Non siamo i soli a provare o ad aver provato questa ansia, e dopo di noi altri milioni di studenti affronteranno la stessa questione! Non sarà il voto più o meno alto, non saranno il tema di italiano e le altre prove, comprese quelle orali, che condizioneranno in maniera indelebile il nostro futuro.

LA PAURA

Chi in modo più appariscente, chi in modo più risoluto tutti quanti quando sta per arrivare un esame proviamo delle emozioni legate alla sfera della paura che sfociano poi in un ansia “da prestazione”.

Non fidatevi mai di qualcuno che dice che per lui l’esame non conta nulla…dentro di se qualcosa legata all’ansia la prova sicuramente!

Pensate un attimo a quale può essere il tipo di paura e alla conseguente ansia che si viene a provare prima di un esame, ed in particolare prima di un esame di maturità?

Paura del fallimento, paura di perdere autostima, paura che il professore che abbiamo davanti ci aggredisca? Qual è dunque al tua paura?

COME FARSI AMICA L’ANSIA

Qualsiasi sia la tua paura, la tua ansia non migliorerà se ti opporrai ad essa. Il miglior modo per affrontare un’ansia da prestazione è quello di farsela amica. Più ci rendiamo conto di averla, più non la respingiamo quando arriva, meno forte si farà sentire. Anzi alla fine potrà pure aiutarci a migliorare la nostra performance perché diventerà nostra alleata e non più nostra nemica.

Ecco un bel esercizio di autocoaching per accoglierla e farsela amica:

Sdraiati comodamente sul tuo letto, rilassati inspirando ed espirando profondamente con l’addome e poniti la domanda: come superare l’ansia da esame di maturità?

Quando arriverà a bussare prepotentemente sul tuo cuore, aprile la porta e falla accomodare sul divano del tuo salotto, chiedendole: “Come posso aiutarti?” Lei difficilmente ti risponderà a parole, ma tu potrai percepire tutte le sfumature emozionali che emetterà: nel momento in cui le avrai riconosciute le avrai accettate.

Vedrai come placherà la sua forza negativa e la sentirai a quel punto parte di te.

Buon esame!

 

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USARE LA TESTA: ECCO 3 BUONI MOTIVI

Usare la propria testa

Quali sono 3 motivi per usare la propria testa?

LE NOTIZIE

Ogni giorno siamo bombardati da miriadi di notizie tra TG, giornali radio, social. Provate all’interno di un notiziario a contare le news che definireste negative e quelle positive. Quale è la percentuale dell’una rispetto all’altra?

Tutto questo perché le notizie che hanno più interesse sono quelle che suscitano in noi maggiori emozioni forti, e uno dei nostri format mentali spesso è che le notizie più forti sono quelle negative. Quante volte a seguito di una notizia negativa ci siamo detti che il Mondo andrà in rovina o espressioni ben più colorite?

Ecco dunque un buon motivo per iniziare a usare la propria testa: a fronte di una notizia negativa, quante notizie positive non vengono dette? A fronte di un prete pedofilo, quanti preti ogni giorno si dedicano al bene degli altri? A seguito di una notizia su un politico corrotto quante persone vivono la politica con abnegazione? E quanti genitori si dedicano anima e corpo ai propri figli rispetto a quelli che li maltrattano? … ma sui social spiccano di più le notizie negative, il resto è scontato?

Forse le notizie “belle” non scatenano in noi delle emozioni forti?

IL CARRELLO DELLA SPESA

Quando andiamo a far spesa ci facciamo spesso condizionare dagli imballi più interessanti e carini nella scelta del prodotto. A volte entriamo nel supermercato con l’idea di comperare quattro cose ed usciamo con il carrello pieno. Come una gazza ladra siamo attirati da quello che luccica… e gli specialisti di marketing sanno far luccicare bene qualsiasi cosa. L’obiettivo è quello scatenare in noi una emozione, in questo caso positiva. Creare una illusione che comprando quel prodotto che ha una certa immagine accattivante contornata da bei colori proveremo un certo benessere. Ma è proprio così? E vero che riempiendo il carrello della spesa e svuotando il nostro portafoglio staremo meglio?

Ecco dunque un altro buon motivo per usare la propria testa

 

IL BRANCO DI PECORE

Cosa fanno le pecore quando sono al pascolo? Se ne stanno belle rilassate ed in panciolle, ma se si devono spostare da un posto all’altro senza la guida del pastore o del cane probabilmente si perderanno. Sono abituate ad andare dietro la massa, a seguire qualcuno che le guidi. Anche noi, a volte, siamo costretti a seguire qualcuno che ci guidi verso una direzione. Altre volte invece decidiamo volutamente di diventare dei “seguaci”. Tutto normale, siamo in una società, esistono delle regole, dei leader e dei follower. Tuttavia ecco una altro buon motivo per usare la propria testa! Essere dei follower non vuol dire sudditanza psicologica, ma riconoscimento di una capacità nell’altro di poterci instradare, almeno per un certo periodo della nostra vita. Occhio dunque a seguire le folle facendosi prendere dal sentimento comune del momento perché è quello che fanno tutti. Ricordiamoci sempre che noi non siamo come gli altri !

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PIU’ FATTI MENO PAROLE

Più fatti meno parole

Più fatti e meno parole, può sembrare uno slogan politico, in realtà è un modo costruttivo in antitesi al concetto diffuso di lamentarsi.
Ricordate la favoletta della volpe e l’uva?
Quando la volpe si accorge di non poter raggiungere l’uva, si crea un alibi, una scusa dicendosi che non vale la pena sprecare energia per un grappolo d’uva che probabilmente è ancora acerba. Provate a rapportare questa storiella ad un evento della vostra vita, come avete reagito?
Questa favoletta di Esopo ci insegna una cosa: non bisogna disprezzare qualcosa solo perché non lo si può ottenere. Piuttosto sarebbe meglio impegnarsi di più per raggiungere l’obiettivo, con molta pazienza e umiltà.
Il disprezzare possiamo ampliarlo anche ad un concetto simile: quello di lamentarsi.

LAMENTARSI

Avere uno stato d’animo triste a seguito di un evento negativo è ovviamente naturale e normalissimo. Questo non implica che poi questo si debba trasformare in un lamento generalizzato ed a tempo indefinito.
Vi è mai capitato di incontrare persone che hanno questo tipo di approccio alle situazioni sfavorevoli?
Diventa uno stato, un modo di essere a prescindere. Per queste persone lamentarsi è una giustificazione sul non impegnarsi e sul non assumersi le proprie responsabilità. Il lamento non porta ad una soluzione dei nostri problemi, anzi, tendenzialmente li amplificherà! Più rimandiamo la nostra reazione ad uno o più eventi sfavorevole, più il sentimento negativo diventerà diffuso e generalizzato. A quel punto ci auto-costruiamo un macigno di insoddisfazioni e l’unica valvola di sfogo che troviamo è quella di lamentarci: con il tempo, con la politica, con le persone, con il mondo intero. Come possiamo uscirne?

MENO PAROLE

Usando il metodo costruttivo Più fatti e meno parole, o anche più fatti e meno pensieri.

Ridurre la quantità di parole che possiamo esprimere a seguito di un evento sfavorevole, non è così complicato, saranno energie risparmiate per poi passare all’azione. Come si fa?

• Inizia a notare le volte nell’arco della giornata in cui parli di situazioni negative
• Verifica, quando accade, se stai cercando una soluzione
• Tutte le volte che non cerchi una soluzione ma stai solo “lamentandoti” fermati e cambia discorso

Con i pensieri è un pochino più complicato, non possiamo smettere di pensare!
Tuttavia quando riusciamo ad identificare i pensieri di “lamento” possiamo mettergli un un bel cartello di STOP rosso davanti. Sì, come quello che incontriamo per strada negli incroci, e come fermiamo l’auto, possiamo stoppare anche il pensiero.
Ovviamente se intercettiamo e blocchiamo il pensiero, avremo agito probabilmente a monte anche sulla riduzione delle parole di lamento.

PIU’ FATTI

Non è sempre immediato e facile trovare una soluzione proattiva ad un problema o a una situazione spiacevole o che non condividiamo.
Certo è che se non ci prodighiamo verso un’azione concreta difficilmente riusciremmo a muoverci dalla situazione negativa. Rischiamo di rimanere almeno in stallo, se non di peggiorarla!
Anche senza avere una risoluzione in mano è bene muoversi, banalmente andare anche a fare una passeggiata se proprio non vediamo il bandolo della matassa.
Se invece intravediamo anche solo un piccolo spiraglio di luce, allora puntiamo su quello, agiamo anche se all’inizio ci sembrerà poca cosa. Poi facendo potremmo scoprire nuove strade e soluzioni e scoprire che ce la possiamo fare…

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COACHING DI COPPIA E RELAZIONI

Coaching di coppia

COACHING DI COPPIA E GESTIONE DELLE RELAZIONI

Imparare a gestire le relazioni intime, facendo ad esempio coaching di coppia, è importante per il nostro benessere.
Quando si intraprende un percorso di crescita personale, qualunque esso sia, vanno messe in conto anche le altre persone. Rinchiuderci come se fossimo degli eremiti e tenere per noi tutto quello di bello che ne potrebbe derivare è una condizione che ci limita.

DA SOLI

Certo, sarebbe molto più semplice elevarsi e trovare un equilibrio con se stessi in solitudine. Se iniziamo a togliere tutto quello che potrebbe turbare la nostra quiete faremmo i conti solo con noi stessi. Immaginiamo di trovare rifugio in un luogo solitario in cui ci siamo solamente noi e togliamo tutte le questioni sociali che ci creano noia con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. A quel punto raggiungere quel senso di rilassatezza e benessere che desideriamo tanto diventa molto più abbordabile, senza il problema di gestire le relazioni.

IN COMPAGNIA

Tuttavia dopo poco potremmo iniziare a sentirci SOLI. A parte eccezioni umane per cui la vita eremitica è assolutamente conciliabile con il proprio modo di essere, per molti di noi non è così.
Tendenzialmente siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di relazioni, anche se queste relazioni da quelle più intime a quelle più lontane, possono diventare motivo di conflitto interiore.
Ci troviamo frequentemente nell’arco di una giornata a decidere se fare qualcosa che va bene a noi oppure qualcosa che va bene per gli altri. Ogni volta facciamo i nostri calcoli per capire quale sia la soluzione migliore, quella più vantaggiosa; come poter gestire le relazioni.

IL PERCORSO

Scegliere di migliorarsi deve prendere in considerazione anche la nostra capacità di gestire le relazioni, tra cui imparare l’ascolto attivo, e di questo ne siamo tutti consapevoli
La ricerca del benessere coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano e le relazioni sociali ne fanno parte.
Le emozioni che scaturiscono con la nostra comunità di persone vanno seriamente prese in considerazione e poi anche gestite.

IL COACHING

Il metodo del coaching è uno strumento evoluto ed affidabile che consente, se ben guidati, di imparare a gestire le proprie emozioni ed a migliorare le proprie relazioni. Il fine è sempre quello: trovare benessere e migliorare la qualità della propria vita.

 

IL COACHING DI COPPIA

Il coaching consente di lavorare da soli con il proprio life coach oppure in coppia laddove persone mature decidano di migliorare la loro relazione: parliamo in questo caso di Coaching di coppia.
Pensate a tutte quelle persone che decidono di andare a vivere insieme oggi, di creare una coppia. Qual è il loro grado di consapevolezza sulla relazione e la convivenza? Quali dinamiche possibili potrebbero svilupparsi nel tempo?
Ovviamente nessuno ha la sfera di cristallo e la società di oggi ci insegna che è quasi più facile dividersi che unirsi. Tuttavia con il coaching di coppia è possibile approfondire queste tematiche prima o appena iniziata la convivenza; e questa è una grande opportunità. L’opportunità di costruire un rapporto durevole, pieno di benessere e felicità.

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NOI E IL GIUDIZIO

NOI E IL GIUDIZIO

GIUDICARE E ESSERE GIUDICATI

Al di là del significato giuridico di giudizio in cui c’è un giudice, una giuria ed un giudicato, l’accezione che a noi interessa è un’altra. In questo caso parliamo di giudizio legato a ciò che si pensa di una cosa o di una persona, di una valutazione personale in merito a questo aspetto.

Nel Vangelo troviamo la celeberrima frase di Gesù:

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.

Anche se a qualcuno questa frase può sembrare “fastidiosa” il concetto che si può evincere va ben oltre il semplice significato delle parole.

Ok, non interessa il fatto di essere poi giudicati noi da un entità superiore per come avremo giudicato perché non ci crediamo.

Ok vogliamo continuare a giudicare perché ci sentiamo in grado di farlo.

Come la mettiamo poi con i giudizi che diamo a noi?

Nel senso che se siamo abitudinari nel giudicare cose o situazioni più o meno aspramente, molto probabilmente faremo la stessa cosa anche con noi. E’ un po’ come se provassimo a riscrivere la suddetta frase di Gesù in “Non giudicate per non essere giudicati, perché con il giudizio con cui giudicate vi giudicherete…”

QUANDO SI GIUDICA

Ora affrontiamo la questione più delicata del Giudicare: capire quando lo stiamo facendo.

Potrebbe essere talmente una abitudine dire cose su una persona con un’altra che neanche ci facciamo caso. Pensiamo un attimo a quando ci ritroviamo al bar con un amico o amica a prendere un caffè ed iniziamo a parlare di una terza persona: quanto è facile scendere nel giudizio?

Quante volte etichettiamo qualcuno solo per il suo orientamento sessuale, politico o religioso?

Questa situazione ovviamente si verifica non solo quando parliamo “male” di qualcuno con qualcun altro. Molto spesso lo facciamo mentalmente e ci diciamo:

  • Io non sono come quello perché…
  • Io mi sarei comportato in maniera diversa…
  • Io non avrei fatto quell’errore…
  • Quella persona si sta abbuffando: ma si è vista che pancia ha?

E poi lo facciamo anche fisicamente ad esempio rinunciando a parlare con delle persone perché a “pelle” non ci stanno simpatiche. Chissà forse anche perché i giudizi di qualcun altro su quella persona ci hanno in qualche modo influenzato!

LASCIATI E LASCIA STARE

E veniamo pertanto al focus della questione.

Quando giudichiamo in maniera feroce gli altri, altrettanto ferocemente giudicheremo noi nelle nostre azioni, nel nostro parlare e perché no anche nel nostro aspetto fisico.

Saremo senza pietà con noi stessi se lo siamo con gli altri.

Accettare in questo caso è la parola che ci può aiutare:

  • Accettare di non sapere tutto (Socrate diceva “Io so di non sapere”)
  • Accettare che gli altri abbiano orientamenti diversi dai nostri, anzi esserne contenti!
  • Accettare che quello che è vero e utile per me può non esserlo per un altro
  • Accettare di prendere un caffe in compagnia senza farsi grandi sminuendo le altre persone

Accettare, Accettarsi, Accogliere sapendo che quello che è diverso negli altri per noi non ci distrugge ma ci completa.

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DEFINIRE UN OBIETTIVO

Definire un obiettivo

DEFINIRE UN OBIETTIVO

Qual è l’importanza di definire un obiettivo?

Definire un obiettivo da raggiungere è anche un processo che crea un movimento ascendente verso la soddisfazioGne e il benessere.

Un obiettivo può essere di mille forme o tipi, complesso o semplice: l’importante è averlo e se non ce l’abbiamo crearlo. Fondamentale è tuttavia creare movimento, azione, fare in modo di raggiungere l’obiettivo usando le nostre forze. Quale soddisfazione potrebbe darci infatti un obiettivo definito da noi e portato a termine da altri? Magari senza averci messo almeno parzialmente le nostre energie?

I CASTELLI DI SABBIA

Quando sogniamo costruiamo dei castelli sospesi in aria che vorremmo realizzare, tuttavia siamo nel nostro mondo fantastico e immaginario. In questo caso non siamo riusciti a definire un obiettivo perche rimaniamo sul piano dell’astratto. Nessuno ci vieta di fare voli pindarici con la fantasia ed immaginarci situazioni o soluzioni fantastiche. Anzi in certi momenti della giornata riuscire a fantasticare un po’ è auspicabile per staccare la spina da quelli che sono i nostri impegni/problemi quotidiani. Questo ci aiuta sicuramente ad abbassare la tensione ed in qualche modo a sentirci un po’ più leggeri. I castelli di sabbia sono tuttavia si qualcosa di momentaneo e volatile ma possono darci degli input su come definire un obiettivo. Dall’interno dei sogni infatti una persona consapevole può estrarre le fondamenta dei propri obiettivi.

L’IMPORTANZA DEI SEGNI

L’essere umano ha sempre bisogno di conferme concrete per soddisfare le sue esigenze. Questo vale anche per i sentimenti: due persone che si amano ad esempio hanno bisogno di confermare il loro sentimento reciproco con carezze, baci o facendo l’amore. Ecco allora che una cosa intangibile necessita di essere dimostrata con dei fatti concreti. Le stesse persone che frequentano un luogo di culto hanno bisogno di esprimere con dei segni o dei gesti il loro credo: pensiamo ad esempio al segno della croce che si fa entrando in una chiesa cristiana o alle pratiche di abluzione degli ebrei. I segni che facciamo, a volte senza neanche pensarci, rimandano a qualcosa di più grande legato ad una emozione. Nel nostro caso denotano sopratutto l’importanza e la voglia di fare azione per sentirci parte di qualcosa che è intangibile e astratto.

L’AZIONE

Cosa vuol dire dunque: definire un obiettivo da raggiungere è anche un processo che crea un movimento ascendente verso la soddisfazione e il benessere?

Raggiungere un obiettivo reale passa forzatamente per la pratica di una azione grande o piccola che sia.

Questa azione tenderà a produrre qualcosa che prima non esisteva. Ad esempio per superare un esame devo studiare, devo compiere l’azione di concentrarmi su un testo e comprenderlo. Creo un movimento e un processo che mi porterà laddove prima non c’era nulla, in questo caso verso un conoscenza che prima non avevo. Tutto questo sviluppa in noi una cosa molto importante: il fare, il realizzare aiuta l’ascesa della nostra autostima!

Aver definito un obiettivo e portarlo avanti tramite delle azioni produttive ci aiuta a stare bene, a sentirci sodisfatti ed è una chiave per raggiungere il benessere, il bene del nostro essere.

 

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LO SPECCHIO DELL’ANIMA

LO SPECCHIO DELL'ANIMA

LA NOSTRA FACCIA

Con quale intensità riusciamo a guardarci negli occhi, che sono il nostro specchio dell’anima?

Siamo abituati a vederci allo specchio alla mattina per pettinarci, per truccarci, per farci la barba, per lavarci i denti.
Notiamo i nostri dettagli estetici, quelli più evidenti, quelli che gli altri vedono in noi ad una prima occhiata superficiale.
Alla fine curare una superficie limitata come quella del viso e dei capelli non è così difficile. Basta un po’ di fondo tinta, una rasata, un salto dal parrucchiere e possiamo rendere il nostro aspetto estetico più piacevole per noi e vederci allo specchio più belli. Le persone che incontreremo sicuramente apprezzeranno il nostro aspetto curato. Qualcuno potrebbe anche farci qualche complimento del tipo: “sembri più giovane” o “sei bellissima oggi”! Notare le parole “sembri” e “oggi”, che tendono a relativizzare ad una supposizione “sembri” o ad un arco temporale “oggi” la nostra bellezza. Questo tuttavia tenderà a farci stare bene, almeno “per oggi” che “sembriamo”.
Ma guardarci intensamente negli occhi davanti ad uno specchio è una cosa ben diversa e sicuramente non facile da farsi!

IL NOSTRO CORPO

Se proviamo a visionare il nostro aspetto davanti ad uno specchio per intero tutti nudi, già le cose possono essere un po’ più difficili. La superficie su cui trovare cose che non ci piacciono è maggiore e non sempre possiamo ricorrere ad interventi estetici per rendere più piacevole a noi e agli altri certe parti del nostro corpo. Si può comunque intervenire in qualche modo con degli abiti, con degli indumenti intimi al fine di “mascherare” anche qui, almeno in parte, i nostri difetti. Questo ci renderà più “appetibili” e forse ci sentiremo più interessanti per gli altri. Almeno fintantoché non ci togliamo i vestiti di dosso.
E poi?

LO SPECCHIO DELL’ANIMA

Quando siamo stati creati, la nostra anima, la nostra essenza, è stata chiusa dentro un involucro, il nostro corpo appunto.
Capiamo quindi che il punto centrale del benessere non può essere il nostro aspetto fisico.
Passiamo minuti, ore, giorni, anni a curare i nostri dettagli estetici e questa è una cosa buona, bella e sana. Tuttavia quanto tempo passiamo ad ascoltare ed a curare quello che c’è dentro il nostro corpo? La nostra anima?
E’ vero, è difficile guardarsi in volto ed “entrare” dentro i nostri occhi. E’ complicato penetrarci dentro e guardare oltre l’involucro. La paura di scoprire e vedere quelle cose che non ci piacciono è sempre in allerta ed è molto più intensa che scoprire un difetto fisico.
E’ molto più semplice nascondere un brufolo con del fondotinta piuttosto che sedare un nostro aspetto caratteriale.
Tuttavia le modalità operative non sono le stesse!

LA VERA BELLEZZA

Sì, perché il piccolo difetto visivo in faccia può anche essere nascosto all’occhio umano e semmai sparire poi da solo.
Invece una caratteristica personale che non accettiamo o una sensazione che non ci piace più la nascondiamo più tenderà ad uscire. Più la spingiamo in basso più come una molla tornerà in alto con forza.
Ecco che allora acquisire una consapevolezza su noi stessi, sull’ascolto della nostra parte interiore diventa fondamentale per intraprendere quella strada che tutti cerchiamo: Il benessere.
Accogliere e cullare quello che temiamo di noi, le nostre paure specialmente, è l’anticamera per riuscire a guardarci negli occhi. Avere la forza di penetrare nel nostro specchio dell’anima vuol dire iniziare a piacerci sempre ed in maniera incondizionata, lasciando al tempo che trovano gli “oggi” o i “sembri”.

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