Mese: Gennaio 2019

LA GESTIONE DELLA RABBIA

COME GESTIRE LA RABBIA QUANDO VENIAMO AGGREDITI VERBALMENTE?

Ci sono giornate in cui le persone con cui ci relazioniamo sono più imprevedibili di altre; ci sono momenti in cui diciamo: “Non me l’aspettavo” E CI ARRABBIAMO. Si, perché ogni persona è unica e irripetibile e questo rende anche imprevedibile la sua reazione a seguito di una nostra azione o non azione.

ALCUNE SITUAZIONI TIPO

Capita allora che un giorno, mentre andiamo al lavoro all’improvviso ci chiama sul nostro telefono un collega infamandoci: non capiamo il perché E CI ARRABBIAMO

Succede che appena raggiunta la postazione di lavoro sempre su quel cellulare che ci portiamo dietro, come fa un canguro con i figli mettendoli nel marsupio, arrivi un messaggio su whatsapp. Il messaggio è di una persona cara che ci comunica di essere rimasta “dispiaciuta” di qualcosa che abbiamo detto o fatto: non capiamo il perché E CI ARRABBIAMO.

Capita anche che mentre ci siamo presi un’ora di svago incontriamo una persona per strada che conosciamo che non ci saluta: non capiamo il perché E CI ARRABBIAMO

E magari capitano tutte e tre le situazioni nello stesso giorno, roba da infarto, da esplodere DALLA RABBIA!

LE TRE REAZIONI

Dopo situazioni di questo tipo, la prima reazione è quella di mandare a fanculo tutti quanti, la seconda quella di dirsi non ne voglio sapere più di quella persona, e la terza?

La terza è quella più importante: scegliere di capire il motivo partendo dal presupposto che abbiamo una visione parziale del perché. Infatti non conosceremo mai a 360° tutte le situazioni che stanno vivendo gli altri, nemmeno se sono persone che ci sono molto vicine.

CAPIRE LE SITUAZIONI

Può ad esempio un uomo, per quanto si impegni, capire cosa succede a livello ormonale ad una donna durante il pre-ciclo mestruale?

Può una donna comprendere fino in fondo cosa accade a livello mentale ad un uomo che non si sente realizzato ad esempio sul lavoro?

E questi sono esempi banali, basati solo sulla diversità di sesso, ma che già ci fanno riflettere sulla differenza di visione e di aspettative che possono avere le persone.

Se poi incrociamo la situazione sociale, lavorativa, famigliare, economica e fisica di ogni persona le cose si complicano. Capiamo bene come sia complesso e come sia impossibile avere subito tutto chiaro appena veniamo “aggrediti”.

LA CRESCITA PERSONALE

Scegliere di capire il motivo di una azione o reazione fa parte di una crescita personale e aiuta la gestione della rabbia, una rabbia ancora più grande perché di primo acchito ci sentiamo accusati ingiustamente.

Indagare seriamente sul perché il collega mi ha infamato al telefono, può aiutarcm a vivere meglio la reazione e la conseguente incavolatura. Se ad esempio scopriamo che il collega ha appena avuto una lettera di richiamo dal datore di lavoro a causa di una segnalazione fatta da altri in cui compare il nostro nome e di cui siamo inconsapevoli cosa penseremmo? Magari capiamo un po’ meglio il perché, poi possiamo sempre decidere di non parlargli per due mesi, ma almeno lo facciamo come scelta e non come reazione istintiva e rabbiosa.

Quando ci arriva un messaggio su whatsapp pesante e accusatorio da parte di una persona a cui teniamo particolarmente potrebbe esserci il mondo dietro questo. Indagando potremmo scoprire ad esempio che quello che le abbiamo detto il giorno prima l’ha turbata molto. Le ha fatto pensare semmai a qualcosa che ha già vissuto e che l’ha fatta sentire male. Come si sentiremmo allora? Magari decidiamo che sta sbagliando comunque, ma almeno abbiamo cercato di capirla e perdonarla sarà più facile.

Se incontrando una persona che conosciamo non ci rivolge lo sguardo, prima di inalberarci su pensieri rabbiosi potremmo scoprire tante cose. Potrebbe ad esempio essera talmente assorta nei suoi pensieri che neanche ci ha visti: come vivremmo allora il non saluto?

L’incavolatura, lo sfogo di rabbia quando veniamo accusati “ingiustamente”, è una reazione naturale e spontanea e ci sta quasi sempre.

Quello che possiamo scegliere però è la sua durata: e capire il perché può essere determinante!

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TORNARE ALLE ORIGINI

Tornare alle origini

Tornare alle origini

PERCHE’ TORNARE ALLE ORIGINI?

Vi siete mai chiesti perché si parla frequentemente di tornare alle origini?

Il concetto base per cui si parla di ritorno alle origini è quello di voler fare un passo indietro rispetto a quello che si ha ora, vedendo in ciò una semplificazione della vita affiancata ad una nostalgia che proviamo dentro.

Cos’è la nostalgia?

La nostalgia si manifesta provando un mix di emozioni tra cui tristezza, rimpianto, ma paradossalmente anche felicità pensando a quello che si provava di buono in una certa situazione passata. Può riguardare persone che non vediamo o frequentiamo più, oppure fatti che accadevano. E detta anche dolore del ritorno, nel senso che ci fa provare dolore perché non riusciamo a ritornare al passato, non riusciamo a ritornare alle origini di quello che è stato per noi un periodo piacevole e felice

Non si può tornare indietro

Sembra una circolo chiuso, poiché ufficialmente non è possibile ritornare indietro nel passato e nemmeno provare quelle situazioni piacevoli di cui proviamo nostalgia. Siete tutti d’accordo?

Ebbene sì, non si può tornare indietro a meno che non si inventi la macchina del tempo, ma che io sappia, nonostante vari tentativi, nessuno c’è ancora riuscito.

E allora?

Come tornare alle origini

Quelli che cercano di tornare alle origini, hanno uno scopo ben preciso, ossia quello di ricreare oggi un ambiente sano in cui, come dicevamo all’inizio, semplificare certi passaggi che nel corso della nostra vita abbiamo complicato. Allora si cerca molto il contatto con la natura e le cose elementari, si cerca di ritrovare uno spirito antico che ci guidi.

Se facciamo un passetto ulteriore, ripensando ad esempio a quelle situazioni del passato di cui proviamo nostalgia, potremmo cogliere delle sfumature che forse ci sono sfuggite. Le domande da porsi pertanto sono:

Cosa realmente accadeva dentro di me quando vivevo quelle situazioni nostalgiche?

Mettevo forse in campo qualità o caratteristiche personali?

Quali?

Cosa mi impedisce di rimetterle in campo oggi?

Tornare alle origini, vuol dire proprio questo: riscoprire quelle particolarità che ci caratterizzano e che ci fanno star bene. Quelle che abbiamo nascosto dentro ad un cassetto ma che pensiamo di non avere più. Eppure fanno parte di noi ancora oggi!

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IO NON SONO COME GLI ALTRI

DOVE STA’ LA DIFFERENZA

Pensate un attimo a questa espressione: “Io non sono come gli altri”, che ovviamente può essere interpretata in due modi diversi: passivo e attivo

IL MODO PASSIVO

La prima, forse la più comune, è quella tipica di un ragazzo che risponde ai genitori quando gli vengono fatti degli appunti tipo: “Vedi che i tuoi compagni di scuola studiano?”, oppure “Guarda i tuoi amici che stanno a sentire i genitori!”.
Certo la cosa può anche essere ribaltata figlio a padre tipo: “Guarda i miei compagni che fanno tardi la sera e a me tocca tornare presto” … e lì la risposta classica dei genitori:

“Non mi interessa, io non sono come gli altri”

In tutte queste situazione e molte altre, c’è una intenzione di non sentirsi come gli altri, di voler prendere un distacco e curare il proprio orticello come sempre si è fatto, rimanere un po’ statici nei propri pensieri e modi di fare.
C’è la voglia di difendersi poiché ci si sente attaccati.

IL MODO ATTIVO

L’altro rovescio della medaglia tuttavia denota un aspetto molto diverso, anche se la frase è sempre la stessa: “Io non sono come gli altri!”.
Parlo di quelle situazioni in cui c’è voglia di cambiare, cambiare le abitudini di vita, con decisione. Cambiare senza paura, diventare leader di se stessi.
Sono quelle situazioni in cui alla frase “Sei sicuro di quello che vuoi fare? Gli altri non ci sono mai riusciti!”
si risponde:
“Io non sono come gli altri!”.

IL PUNTO ESCLAMATIVO

Sì, con il punto esclamativo perché di fronte ad espressioni di persone che apparentemente vogliono il nostro bene, ci consigliano, si corre il rischio di essere smontati dalle proprie scelte!
Allora questa risposta riassume una intenzione ben diversa dalla prima senza punto esclamativo.
Denota la volontà della persona di percorrere una strada nuova, di mettersi in gioco, di voler provare a fare qualcosa che non è banale, di realizzare i propri sogni.
“Io non sono come gli altri!” e non “Io non sono come gli altri”: un semplice punto esclamativo fa nettamente la differenza.

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IL COACH DEI COACH

Molte volte ci guardiamo intorno alla ricerca di qualcosa o qualcuno che possa aiutarci a risolvere una situazione o un problema. Spaesati cerchiamo di agganciarci alla corrente di persone che in quel momento stanno seguendo un moda o un filone. Nel corso degli ultimi anni si è sempre più sviluppata una maniera di vivere ed affrontare la vita che punta all’ottimismo, alla speranza, al ce la posso fare anche io. E’ un bel modo di vedere la vita in maniera più luminosa, senza farsi affossare dalle fatiche quotidiane, ma cercando di reagire in maniera propositiva ed energica. Per far questo a volte occorre affidarsi ad un esperto che conosca bene il metodo e l’approccio giusto: ed è per questo che tra gli altri stanno diffondendosi tanti mental coach.

MA CHI SONO QUESTI MENTAL COACH?
Sono persone che hanno deciso di intraprendere prima un percorso di crescita personale, e poi hanno deciso di mettere a frutto le loro conoscenze ed esperienze per altre persone; si tratta comunque di persone che si sono formate ed hanno delle capacità emotive e di ascolto particolarmente sviluppate.

QUANDO E NATO IL COACHING
La scoperta di questo approccio, tuttavia ha origini molto antiche anche se solo oggi lo si sta riscoprendo come un valido metodo per raggiungere una maggiore consapevolezza di se stessi e muovere all’azione.
Più di 2000 anni fa ad esempio nel IV secolo A.C. Socrate dava vita ad un approccio di ascolto e motivazione a reagire interagendo con le persone che incontrava durante le sue giornate.

CHI E’ IL COACH PIU’ FAMOSO
Tuttavia il più grande coach di tutti i tempi nacque proprio 2000 anni fa, in una umida grotta (o capanna) in mezzo al nulla, a fargli compagnia un bue ed un asinello.
Sto parlando di Gesù, che mentre vagava per i poveri villaggi della Galilea, insieme ai suoi discepoli, ascoltava i problemi della gente, li incoraggiava a superare le loro difficoltà, aveva parole motivazionali per tutti, dando forze e coraggio per affrontare un cambiamento. Sapeva esattamente cosa voleva e dove andare, e come smuovere la folla! Con il suo esempio milioni di persone hanno trovato la forza di superare le loro difficoltà e la troveranno in futuro. Le sue parole hanno riempito di ottimismo e speranza tutto il mondo. Oltre a leggere dunque i migliaia di articoli ed ascoltare i video motivazionali che si trovano in rete, sarebbe bene ogni tanto riaprire le pagine, magari ingiallite e impolverate, ma sempre vive, di quel libro che ancora oggi dopo duemila anni urla quelle parole che hanno fatto crescere e smosso all’azione miriadi di persone.

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