Mese: luglio 2018

L’AUTOCOACHING

Autocoaching, scalare, traguardo

SCALARE MONTAGNE CON L’AUTOCOACHING

Francesco Petrarca il 26 aprile 1336 scalò il Monte Ventoso, allora una impervia impresa, tra ciotoli e rapide salite, insieme al fratello Gherardo. Due fratelli, due modi diversi di effettuare la salita; il tutto descritto in maniera dettagliata per le difficoltà incontrate e le emozioni provate ne “Ascesa al Monte Ventoso

Salire in cima ad una vetta non è così scontato eppure miriadi di persone tra cui anche personaggi famosi e di spicco, hanno cercato e cercano continuamente questa impresa. Partire per scalare un montagna, ricercare il limite del possibile, richiede preparazione sì, ma anche coraggio e soprattutto rispetto per l’ambiente che ci ospita. In sostanza quando ci buttiamo in una scalata impegnativa o in un’altra impresa diventiamo coach di noi stessi. L’Autocoaching è un percorso semplice nei suoi fondamenti e molto spesso lo applichiamo senza neanche rendercene conto: quanto creiamo motivazione stimolati dall’emozione dell’evento performante e lo organizziamo nei suoi dettagli ecco che stiamo facendo Autocoaching! E quando non ci riusciamo è perché non conosciamo bene la metodologia la quale può tranquillamente essere appresa mediante percorsi formativi o sessioni individuali.

Durante la scalata di una montagna, durante una impresa ardua, spesso siamo alla ricerca di qualcosa che pulsa dentro di noi: capire fin dove possiamo arrivare con le nostre forze non solo fisiche ma anche quelle mentali. Tutto bene quindi, fin quando poi non osiamo andare oltre, ossia quando non decidiamo di usare lo stesso approccio anche nella vita di tutti i giorni; quando non scegliamo di portare avanti progetti personali con la stessa determinazione prima di tutto per rispetto a noi stessi.

S.Agostino nelle confessioni scrisse: “E gli uomini vanno ad ammirare le altezze dei monti e i vasti flutti del mare e gli ampi letti dei fiumi e l’immensità dell’oceano e il corso delle stelle, e trascurano se stessi…”

Tutto sommato a pensarci bene forse è più facile scalare una montagna impervia che decidere di affrontare la cima della nostra felicità, perché le pareti in questo caso sono lastricate di difficoltà, soprattutto emotive, che come esseri umani tendiamo ad evitare. Allora facendo due conti, raggiungere la cima del monte più alto a piedi e con lo zaino ultra pesante si può fare per vedere quello che sta sotto e goderci un bellissimo panorama, ma provare a salire in cima alla montagnola della nostra vita per ammirare quello che ci circonda e dove quotidianamente viviamo è meglio lasciare perdere.

Eppure ci lamentiamo che la nostra vita così com’è non ci piace….

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LA VOCAZIONE

L’ESEMPIO DI GINO BARTALI

Gino Bartali pedalando su e giù per le colline umbro-toscane portò la speranza a ben 800 ebrei i quali grazie al suo ruolo di postino segreto fornì loro documenti falsi (nascosti dentro il telaio della bicicletta) che evitò la loro deportazione.

Gino Bartali fu’ un esempio di espressione di una vocazione, intesa nel senso più ampio del termine, un termine che coinvolge la vita di tutte le persone. Non sto parlando della sua innata capacità atletica, ma di qualcosa di più umano che aveva dentro, che poi riuscì a coniugare con le sue doti.

Tutti siamo chiamati a svolgere un particolare compito, solo che a volte facciamo fatica a capirlo. Sono le potenzialità, ossia dei poteri speciali di cui siamo dotati, che ci guidano verso la nostra vocazione che ovviamente non può ledere nessuno, ma semmai aiutare anche altre persone.

Le nostre potenzialità, sono quelle che quando esercitate ci fanno provare delle emozioni positive molto forti, tanto che riusciamo a perdere anche la cognizione del tempo. E’ questo il primo passo per capire veramente chi siamo dentro e dove vogliamo andare. Poi tiriamo fuori un po’ della nostra creatività, che è una delle potenzialità di cui siamo dotati, e capiremo anche come fare a rispondere alla nostra vocazione

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